Ethics

Distinguere il segnale dal rumore

Distinguere il segnale dal rumore. L’impresa è sempre più difficile visto che continuiamo a produrre sempre più rumore e sempre meno segnale. Ormai viviamo le nostre giornate in “discoteca” con rumore sopra i 100 decibel, e cominciamo anche a diventare un po’ sordi.
Continuiamo a decantare le innumerevoli possibilità che la tecnologia ci offre per comunicare sempre meglio, ma abbiamo qualcosa da dirci, che superi la capacità espressiva delle temibili faccine gialle? Comunichiamo sempre più ma facciamo ancora comunione? Immaginate come Leonardo avrebbe dipinto l’Ultima Cena al tempo del telefono “intelligente”!
C’è grande fermento nel considerare le possibilità offerte dalla capacità sempre maggiore di raccogliere dati, elaborarli, interpretarli e trarre indicazione sulle nostre necessità, tendenze, aspirazioni. Grazie alla straordinaria adattabilità della cosiddetta intelligenza artificiale (AI), che supera, in teoria, le nostre capacità di apprendimento e di calcolo, potremo prevedere e prevenire il comportamento delle sterminate masse connesse e le loro azioni. Vagheggiamo di auto, navi, treni, aerei che si guidano da soli, di abitazioni che si gestiscono e puliscono da sole, di fabbriche che producono da sole, di campi coltivati da umanoidi dotati di esoscheletri. Potremo presto liberarci del lavoro fisico, del suo sfruttamento e anche di buona parte di quello mentale, per dedicarci ad attività non ancora scoperte ma comunque legate alla sfera del piacere. Siamo estasiati dalla prospettiva di poter ridurre l’utilizzo dei nostri sensi che ci ingannano e del nostro cervello composto da tre unità, che continuano a funzionare in cascata, creandoci non pochi problemi. Contrariamente a quella della AI l’evoluzione naturale è lentissima, forse per questo siamo riusciti a sopravvivere diversi milioni di anni. Ora i ritmi sono cambiati.
Potremo a breve ordinare, tramite l’apposito pannello intelligente, un figlio; scegliendo quali accessori a pagamento impiantargli, come già facciamo per la nuova auto ed il tipo di panino, quando mangiamo in fretta qualcosa. E degli anziani cosa faremo? Quali anziani? Non ci saranno più anziani; non avete sentito parlare di obsolescenza programmata?
E i nostri figli e nipoti cosa faranno? Eserciteranno i loro diritti democratici schiacciando un bottone per scegliere tra le opzioni, male, bene, benissimo? Potranno stare tutti, in numero rigorosamente controllato, in riva al mare a godersi il sole, sorseggiando un cappuccino e senza la sorpresa di assistere a sbarchi non programmati? Non ci sarà più inquinamento, perché la AI avrà permesso di scoprire che gran parte dei bisogni e consumi non servono; sono stati creati artificialmente per aumentare il mito della crescita? Niente più congestione, sommosse, guerre? Vivranno tutti in pace accettando e condividendo nuovi valori e principi universali … definiti dalla AI? Cosa succederà quando la AI si accorgerà che il suo creatore la inganna, come spesso fa con i propri simili? Non sarà meglio ripartire da zero, in un altro pianeta?
“Vincere al gioco della trasformazione” è il motto di una multinazionale del tabacco che, riconoscendo finalmente il danno causato dalle sigarette con tabacco che brucia, senza rimpianti per il passato, propone ai fumatori nuove sigarette intelligenti, frutto di grande sforzo di ricerca, più costose ma, a suo dire, meno dannose.
Noi che progetto abbiamo per il nostro futuro? Siamo pronti a giocare?
Il progresso è inarrestabile ed inesorabile, come il vento che trascina l’angelo di Klee.
Non c’è buon vento per chi non sa dove vuole andare.

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