Life Style

La società del “life is now”

Un messaggio pubblicitario che ben rappresenta uno stile di vita prevalente, per scelta o per necessità, di questo primo scorcio di secolo recita, ovviamente in inglese, “life is now”. Nel contesto attuale esso evoca, a chi ne ha memoria o conoscenza, una atmosfera da repubblica di Weimar o da Titanic più che un impulso a cogliere l’attimo, il “carpe diem” di più classica e tranquillizzante memoria. Risulta sempre più difficile affrontare tematiche e valutazioni che comportano inevitabilmente una visione prospettica del tempo. La sensazione è che si viva alla giornata per l’impossibilità di volgersi indietro e l’incapacità di pianificare il futuro del quale, sempre più spesso, percepiamo foschi presagi. A guardarsi indietro si rischia di rimanere pietrificati. I casi Enron e Parmalat, per citarne un paio, le reazioni agli avvenimenti dell’undici settembre 2001, gli andamenti sempre più schizoidi dei corsi azionari, legati ad un numero sempre più alto di indici, spesso tra loro contrastanti, non sono certo confortanti se guardiamo all’economia. Così come, lo scioglimento accelerato delle calotte polari, la scomparsa delle foreste e gli eventi meteorologici sempre più devastanti, che pure misuriamo con precisione satellitare, non sembrano migliori, per quanto riguarda gli aspetti ambientali. Ma Il futuro è così scuro? I segnali della sempre più grave instabilità del sistema sono ben percettibili e poco promettenti. La nostra struttura socio economica, la cui costruzione è iniziata poco più di cento anni fa, ha resistito pur con qualche danno a vari terremoti, si è continuato però a sopraelevare limitandosi a puntellare di volta in volta le strutture lesionate. Ora sembra che si vogliano utilizzare i materiali delle fondamenta per continuare a crescere. Non ci sono strumenti per valutare i coefficienti di sicurezza ma il rischio che ormai anche una modesta scossa possa provocare un crollo catastrofico sembra non trascurabile. Che fare allora? Di fronte a tale concreta minaccia la scelta tattica di vivere alla giornata, come quella di prendersela con le forze del male, può forse servire a mantenere alti gli indici azionari e le vendite di telefonini, ma non fornisce alcuna speranza per il futuro con cui, comunque, dovremo confrontarci. Il fatto che siano i venditori di telefoni e telefonate a suggerire a giovani e genitori sogni e stili di vita e quelli di carte di credito “revolving” a proporre le soluzioni apparentemente possibili per realizzarli è preoccupante quanto la vendita da parte delle imprese dei loro “asset”, per migliorare gli indici di redditività e soddisfare così gli implacabili ed onnipotenti signori dell’analisi finanziaria. Certo, la vita è ora: così come l’abbiamo preparata ieri pensando al domani. Esistono ancora alternative? Non è facile parlarne senza cadere nell’ovvio. Occorre anzitutto trovare il coraggio di sottrarsi al flusso inarrestabile di informazioni e notizie, di indici e di sondaggi. Una costante doccia scozzese che di fatto rende insensibili noi, ma anche chi ci governa, ad ogni segnale esterno, per quanto forte esso sia, ed anche allo stesso istinto di conservazione. Occorre inoltre ricominciare a pensare, pianificare e programmare la nostra vita ed i nostri investimenti con interessi ed orizzonti temporali medio lunghi, compiendo conseguentemente, finché non sarà troppo tardi, le scelte difficili che la salvaguardia della nostra civiltà, non quella espressa dalla società dei consumi, rende opportune e doverose. Quanto siamo vicini al limite di non ritorno? Difficile fare valutazioni attendibili, a noi scegliere tra una difficile manovra correttiva e l’inevitabile prossimo punto di discontinuità.
Giovanni Ciccarelli
03/08/2006 ore 18:56

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