In attesa di una pace “giusta e duratura” .. per il pianeta terra
In questa stagione i media tornano puntuali a dirci cosa sia meglio per i nostri giovani figli:
continuare a illuderli sul miracolo di Babbo Natale o svelare loro il ruolo del papà sotto l’albero.
Da vecchio nonno brontolone, però, mi viene un dubbio più grande.
Forse siamo noi nonni a dover dire ai nostri figli, ormai quasi cinquantenni, e ancora pieni di speranze narrative, che anche Godot è una favola bella.
Lui manda a dire che arriverà domani… e loro continuano ad aspettarlo.
Noi, invece, sappiamo come va a finire.

E allora mi chiedo: se non cominciamo a darci da fare a settant’anni, quando?
Perché a forza di aspettare il “domani”, rischiamo che qualcuno, metaforicamente, stacchi la spina alle nostre speranze, non alla nostra voglia di fare.
Forse il vero regalo di Natale, quest’anno, è smettere di aspettare Godot e tornare a muoverci.
Con ironia, con realismo, e magari con un pizzico di quella saggezza che solo i nonni possono permettersi.
Vecchie tradizioni….ma dietro le tradizioni si nasconde spesso un insegnamento utile. Il saper aspettare (babbo natale, la prossima casellina del calendario dell’avvento, …) è un qualcosa che chi ci vuole consumatori e non persone ha intenzione di eliminare.
Scorrere freneticamente fra i video di un social o le notizie sempre più spesso generate dall’AI, ha l’effetto “educativo” inverso. Ci insegna a voler costantemente il contenuto seguente, senza motivo o capacità di attendere. Sfogliare le grandi pagine di un quotidiano richiede non solo maestria ma anche tempo. Ed una volta finite le pagine, bisogna aspettare domani. Questo per me è un valore che si sta perdendo (aspettare, dare valore alle “cose”) e causa terribili conseguenze anche a livello sociale. La voglia di azione è nobile, l’azione compulsiva invece è un bug della nostra mente/natura che chi deve far crescere il fatturato e l’EBITDA sfrutta a man bassa.