Il passato come rifugio cognitivo
C’è un fenomeno curioso che attraversa la nostra epoca:
più il mondo accelera, più la società tenta di tornare indietro.
Tutto è iniziato con qualcuno che, in un recente webinar, parlava di “lenzuola con la messa a terra”. Tra colleghi e amici abbiamo anche ricordato la “catenella” che, negli anni sessanta, avevano molte auto per evitare i disturbi dell’elettricità statica. Poi il discorso si è allargato ai vari tentativi di ritorno al passato a cui stiamo assistendo in questi ultimi tempi. Lo avevano evidenziato già anni fa alcuni filosofi (S. Bauman – Retrotopia)
Cosa ci dice al riguardo l’onnisciente “intelligenza” artificiale?
“Dalla negazione del cambiamento climatico al ritorno del servizio militare,
dalla nostalgia industriale al riarmo,
dalla sfiducia nella scienza alla riscoperta di miti pre‑moderni.
Non è un caso, e non è un capriccio ideologico.
È un meccanismo cognitivo collettivo.
Quando il futuro diventa opaco, il passato diventa un rifugio.
Non perché fosse migliore, ma perché è conosciuto.
Il futuro richiede adattamento, responsabilità, trasformazione.
Il passato richiede solo memoria.
Il ritorno al passato non è nostalgia: è una forma di autodifesa.
Serve a recuperare tre cose che la modernità liquida ha eroso:
- Semplicità: il passato appare lineare perché lo guardiamo senza la complessità del presente.
- Controllo: nel passato sappiamo come è andata; nel futuro no.
- Identità: quando tutto cambia troppo in fretta, l’identità diventa fragile.
Così, mentre la tecnologia avanza, la politica arretra.
Mentre la conoscenza cresce, la fiducia si ritira.
Mentre il mondo diventa più interdipendente, le società cercano confini, rituali, simboli di ordine.
Non stiamo cercando il passato.
Stiamo cercando sicurezza.
E il passato è l’unico luogo dove la sicurezza sembra ancora possibile.
Il problema è che il passato non può darcela.
Può solo ritardare il momento in cui dovremo guardare il futuro per quello che è:
non una minaccia, ma una responsabilità.
Qual è, secondo voi, il “ritorno al passato” più evidente della nostra epoca? E cosa ci dice sulla nostra idea di futuro?

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