“far sapere è spesso più importante di far ignorare”
Ancora una volta dalla saggezza orientale ci viene un principio che il teorico cinese Sun Tzu, nel VI secolo a.C., suggeriva di applicare all’arte della guerra. Questo principio sembra essere applicato in Occidente alla moderna arte dell’informazione. A questo riguardo cito ancora un brano dall’opera sotto la notizia niente di Claudio Fracassi, che ho già segnalato qualche tempo fa:
“nella moderna arte dell’informazione il principio cinese è stato tradotto nel news management. La gestione delle notizie, (in italiano n.d.a.), è relativamente recente e ha costituito una vera e propria rivoluzione nei rapporti tra informazione e potere. Sembra che l’espressione, in senso critico, sia stata usata per la prima volta da James Reston nel 1955, in una dichiarazione ad un comitato del congresso degli USA. Attenzione, si sta facendo strada -ebbe a dire Reston- qualcosa di più pericoloso della censura.
In effetti, in tutta una fase della storia umana due sono stati gli strumenti usati dai poteri (statali, economici e di altro tipo) per interferire con l’informazione esercitando una influenza culturale: la censura e la propaganda. Il primo metodo consiste nell’occultare i fatti sgraditi; il secondo nel manipolare a proprio favore, mentendo, quelli graditi. Nascondere si può o di fatto, impedendo ad una notizia di circolare, o anche di diritto, attraverso leggi sul segreto di stato. Per quanto riguarda la propaganda, anch’essa ha un suo aspetto per così dire ufficiale, e del tutto legittimo, consistente nel divulgare dati ed eventi suscettibili di influenzare positivamente i destinatari del messaggio; ma si dà spesso il caso di propaganda occulta, non presentata cioè come tale, e costruita attraverso dati falsi e notizie menzognere. Il bello è che, in molti casi, è difficile distinguere tra segreti legittimi e illegittimi, tra propaganda corretta e manipolazione” … Il news management è la rivoluzione, scriveva l’autore cinquanta anni fa… E oggi, nel 2026?
Nel 2026, questa dinamica è diventata strutturale. Algoritmi, comunicazione istituzionale permanente, sovraccarico informativo e cicli narrativi accelerati rendono sempre più difficile distinguere tra informazione, interpretazione e orientamento strategico. Il problema non è la mancanza di conoscenza, ma la sua governance invisibile.
In questo scenario, l’etica della conoscenza non può limitarsi a chiedere verità o correttezza dei contenuti. Deve interrogare i meccanismi che rendono alcune conoscenze centrali e altre periferiche, alcune urgenti e altre irrilevanti. La responsabilità non riguarda solo chi produce informazione, ma anche chi la riceve: sviluppare competenze critiche diventa un dovere epistemico, non solo una virtù individuale.
Forse oggi la vera posta in gioco non è più la libertà di parola, ma la libertà di comprensione. E la domanda etica fondamentale non è soltanto che cosa sappiamo, ma chi decide ciò che vale la pena sapere.
* Le fonti storiche più accreditate collocano Sun Tzu tra il VI e il V secolo a.C., nel periodo cinese delle Primavere e Autunni.
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