Quale donna festeggiamo davvero?
Ogni anno la stessa liturgia: “Auguri a tutte le donne”.
Una formula comoda, indolore, che non disturba nessuno.
E proprio per questo, rischia di non dire nulla.
La domanda che dovremmo porci è un’altra:
quale donna stiamo festeggiando oggi?
Perché dire “tutte” è un modo elegante per non scegliere, per non vedere, per non assumersi la responsabilità di guardare la realtà senza filtri.

Viviamo in un’epoca che moltiplica parole, slogan, campagne, protocolli.
Eppure — come scrivevo nel mio post sugli angeli * abbiamo perso la capacità di vedere l’essenza delle cose, di riconoscere ciò che davvero trasforma il mondo. Parliamo di empowerment femminile, ma spesso lo riduciamo a formule rituali, mentre milioni di donne continuano a vivere in condizioni che non hanno nulla di celebrativo.
E allora oggi non festeggio “tutte le donne”.
Oggi scelgo.
Festeggio la donna che non ha ancora vinto.
Quella che sta ancora lottando, spesso in silenzio.
Quella che non ha voce, o la cui voce viene ignorata.
Quella che non ha tempo per le celebrazioni perché sta sopravvivendo.
Festeggio la donna che cambia il mondo senza proclami.
Non perché diventa un simbolo, ma perché cambia una vita, una comunità, un contesto.
Le rivoluzioni più profonde non finiscono nei comunicati stampa.
Festeggio la donna che non si riconosce negli slogan.
Che vive la complessità senza chiedere permesso.
Che non vuole essere un’icona, ma una persona libera.
E sì, festeggio anche gli “angeli”.
Non quelli delle favole, ma quelli che custodiscono la possibilità del cambiamento.
Quelli che ricordano agli altri la loro stessa umanità.
Quelli che, senza rumore, trasformano.
Oggi, 8 marzo, scelgo di celebrare la donna che sta ancora cercando il proprio riscatto.
Perché è lì, in quel cammino imperfetto e coraggioso, che si vede la vera forza del cambiamento.
*https://giovanniciccarelli.com/2025/11/18/ritrovare-gli-angeli-lessenza-del-cambiamento/
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