Alcuni ricorderanno la domanda simile, in un contesto diverso, tratta dal vangelo di Luca: “Uomini di Galilea perché state a guardare il cielo?. Ad entrambe non è facile dare una risposta. Perché quelle possibili sono molte e ciascuno di noi in base alla propria cultura, esperienza, stagione della vita, è portato a proporne una diversa. In realtà quasi tutti sappiamo che non c’è alcuna utilità a stare fermi a guardare, ma ogni volta che ci facciamo sorprendere in questo atteggiamento è perché un fatto, un avvenimento ci ha colti increduli ed impreparati. Nelle società tecnologiche del terzo millennio ciò accade senza sosta. Con andamento esponenziale la tecnologia ci propone sempre nuove soluzioni per soddisfare esigenze e risolvere problemi di cui fino a pochi anni fa i più ignoravano l’esistenza. I media, resi onnipresenti grazie agli apparati definiti smart, diffondono un rumoroso e inarrestabile flusso di notizie e informazioni, spesso fantasiose e contraddittorie, proponendo una complessità fittizia, da cui è sempre più difficile captare il segnale. La dipendenza dalla tecnologia è ormai diffusa più di quella dalla droga e sempre più numerosi sono coloro che non si separano mai dal loro apparato, incapaci di riflettere autonomamente e di farsi una opinione. Un esempio è l’ormai evidente inadeguatezza degli strumenti con cui si realizza la democrazia in occidente. Più la tecnologia e la scienza ci aprono nuovi orizzonti e conoscenze, più crediamo di aver finalmente trovato ciò che ci mancava per impadronirci del nostro destino, più ci rendiamo conto che una “nuvola” ci nasconde la realtà; e la rappresentazione che ce ne siamo fatta risulta improbabile e insoddisfacente. La nostra nozione dello spazio e del tempo è commisurata alla nostra umanità ed al nostro ciclo di vita, troppo limitato e breve per permetterci di cogliere le evoluzioni dell’universo di cui cominciamo a intuire la complessità e l’estensione. Inutile negarlo, il disegno strategico ed il nostro ruolo, una volta parzialmente emancipati dalle leggi naturali, ma non dai pregiudizi, ci sfuggono ancora. Forse più ora di quanto sfuggissero ai nostri antenati. Non possiamo affidarci totalmente alla sola scienza, che a volte utilizziamo in modo inadeguato, ma sappiamo che abbandonarla per tornare alla sola fede, qualsiasi essa sia, non ci porterebbe da nessuna parte. Una transizione problematica. La riflessione e la ricerca, dunque, devono continuare; con la determinazione di non farci ingannare dal cambiamento continuo che gli “schermi” ci propongono e la speranza che il nostro destino non dipenda dal battito d’ali di una farfalla.