In questi giorni mi colpisce un silenzio assordante: quello che avvolge la morte di decine di bambine in una scuola primaria iraniana, una tragedia che è già scivolata fuori dal nostro orizzonte mediatico.
È impressionante come alcune vite sembrino pesare meno di altre, come se la sofferenza, quando è lontana, femminile, non occidentale, fosse percepita come parte del paesaggio.
Mi torna alla mente un antico proverbio contadino: “Signore, manda all’inferno i poveri, che sono avvezzi a soffrire.” Una saggezza amara, che oggi suona come un’accusa alla nostra capacità di ricordare, di indignarci, di dare valore.
Per questo vorrei invitare la comunità STEM, uomini e donne, a una riflessione che va oltre il tema, pur importante, delle pari opportunità in Occidente.
Se crediamo davvero nella dignità umana, nella razionalità, nella responsabilità etica, allora non possiamo permetterci di difendere diritti solo quando riguardano noi. La scienza, la tecnologia e l’educazione non sono neutrali: hanno un peso, un’influenza, una voce.
E quella voce dovrebbe ricordarci che ogni bambina, ovunque, merita la stessa attenzione, la stessa protezione, la stessa memoria.
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