Lo vidi scritto nei primi anni ‘80 in Arabia Saudita, su un grande cartello murale, appeso dietro la scrivania del rappresentante di una importante società di costruzioni italiana.

Con l’entusiasmo dei miei 30 anni giudicai che la negatività di quella frase, così ostentata, esprimesse anzitutto la frustrazione di un perdente. Lo penso ancora. Anche se alcune successive esperienze mi hanno permesso di immaginare quali circostanze potessero aver indotto il collega, all’ora di mezza età, a fare sua quella ambigua espressione, è bene essere molto prudenti nel dissociarsi o autoassolversi quando una serie di circostanze avverse e fatti negativi si traducono in un nostro insuccesso.

Su cosa può trionfare l’imbecillità? Sulla logica, l’intelligenza, la razionalità, il diritto? E come può trionfare? Con l’inganno, la cieca arroganza, il potere gerarchico, la minaccia? Non si può escluderlo ma occorre chiedersi se Il perdente è stato veramente sopraffatto o piuttosto, essendo distratto, impreparato o in mala fede, si è arreso senza combattere; senza esprimere ed argomentare con coerenza le proprie ragioni finché ne ha avuto la possibilità. Ciò vale per il singolo, per i gruppi e anche nelle relazioni sociopolitiche.

E’ vero, a volte l’imbecillità sembra trionfare; soprattutto leggendo i titoli dei quotidiani. Gli esempi non mancano a tutti i livelli, anche nella gestione dei più disparati progetti, dalle costruzioni alla politica. Credo tuttavia che molti sconfitti, dopo un attento autoesame del loro comportamento, non si possano sentire onorati.

*Imbecillità: Indebolimento o scarso sviluppo dell’intelligenza. (Devoto-Oli)