Sabato pomeriggio, fine agosto; accedo con la mia smart card alla piattaforma ecologica del comune dove risiedo, per scaricare qualche rifiuto ingombrante. Ci sono vari contenitori: plastica, vetro, verde, macerie. Un servizio ben organizzato e funzionale, sempre presidiato, che non lascia scuse ai pochi che ancora abbandonano sacchi ed altro materiale sui bordi delle stradine di periferia. Un va e vieni di autovetture e furgoncini che scaricano di tutto. Molti contenitori sono quasi pieni e molti rifiuti, definiti ingombranti, sono ben visibili ad altezza d’uomo. Materassi, divani, contenitori di ogni tipo sono impilati insieme a sacchi voluminosi dal contenuto non identificabile. Un certo numero di residenti, di diritto o di fatto, si aggirano tra i container non per scaricare ma per individuare e recuperare oggetti e complementi d’arredo a cui attribuiscono ancora un valore residuo. Sono tollerati, per solidarietà o per logica? Mentre mi avvicino al container degli ingombranti vedo un giovane uomo armeggiare intorno ad un passeggino pieghevole. Il passeggino è ripiegato, sembra uno strano ombrello, e non riesce ad aprirlo. Mi guarda, lo guardo. Sentendosi osservato fa ancora un tentativo e poi lo rimette dove lo ha preso e mi dice “è proprio rotto”. “Aspetta”, con un cenno della mano gli indico il piccolo gancio che blocca l’apertura. Allora lo riprende, dopo un paio di tentativi riesce ad aprirlo. E’ color crema, non sembra neanche sporco e le ruote girano perfettamente; praticamente nuovo. Mi sorride e se ne va contento, spingendo il passeggino, come se ci fosse già sopra il suo prossimo bebè. Penso a chi lo ha abbandonato, che direbbe di ciò che è accaduto? Personalmente mi sono sentito un po’ sollevato e un po’ vergognoso. L’ennesima incongruenza della nostra società, di cui sarà difficile fornire una spiegazione razionale e convincente.