
Tutto è iniziato con una domanda posta alla mia assistente digitale AI. “Ma lo stretto di Hormuz è aperto o chiuso attualmente”? Vi risparmio le sue risposte e successive precisazioni, anche quando le ho chiesto come fosse la situazione un anno fa e lo stretto di Hormuz non se lo filava nessuno. Ricordate?
Ma cosa sta succedendo in questo 2026, oltra ai previsti e temuti cambiamenti climatici? Ecco alcune mie riflessioni:
Quando il mondo sembra caotico, la domanda più onesta non è “cosa sta succedendo?”, ma “a chi conviene che sia così?”.
Lo vediamo ogni volta che una crisi si accende in un punto strategico del pianeta: rotte energetiche che si interrompono, informazioni contraddittorie, dichiarazioni che si smentiscono da sole, analisi che cambiano ogni 48 ore. Il caos diventa un linguaggio. E chi lo parla meglio, vince.
Non serve immaginare complotti. Basta osservare una regola antica: ogni crisi ridistribuisce potere, attenzione e dipendenze.
- C’è chi guadagna quando le rotte si complicano.
- C’è chi rafforza la propria posizione quando la percezione di instabilità cresce.
- C’è chi usa l’opacità come leva negoziale.
- C’è chi trasforma la confusione in consenso.
Il punto non è “chi ha acceso la miccia”. Il punto è chi prospera mentre tutti guardano il fumo.
In un’epoca in cui la narrazione pesa quanto i fatti, la domanda cui prodest? non è sospetto: è igiene cognitiva. Peccato non sia anglosassone.
Lascia un commento