“Certificazioni per tutti… tranne per chi decide.”


Siamo partiti* da una frase sulla scuola — “la distinzione tra ITIS e Licei non è più attuale” — e l’abbiamo seguita fino alle sue implicazioni culturali. Non per fare polemica, ma per capire cosa c’è dietro certe semplificazioni: la tendenza a dichiarare “superato” ciò che non si vuole più affrontare.

Da lì siamo arrivati a un’altra asimmetria: nelle professioni tecniche chiediamo esami di Stato, ordini, certificazioni, aggiornamenti continui. Nelle istituzioni, invece, la responsabilità cresce ma gli obblighi di competenza diminuiscono.

In questo spazio nasce la nostra ironia — quella dei Boy Scout che non dimenticano, si arrendono, ma non si illudono. Non proponiamo soluzioni magiche, non invochiamo albi impossibili, non cerchiamo scorciatoie. Semplicemente mettiamo in luce una contraddizione culturale: pretendiamo rigore da chi fa, e siamo indulgenti, molto indulgenti, con chi decide.

Il senso della nostra conversazione è tutto qui: non cambiare il mondo con uno slogan, ma riconoscere le asimmetrie e chiamarle per nome. È un gesto piccolo, ma onesto. Da Boy Scout, sì — ma non da sognatori egocentrici. Da cittadini che non rinunciano alla lucidità.

* siamo: io è la mia assistente digitale.

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