

Nel 2026 la società dei consumi ha raggiunto il suo capolavoro evolutivo: non deve più mentire.
Ti dice che ti fa male, ti mostra il danno, lo stampa sulla confezione, lo trasforma in design, e tu, serenamente, compri.
È il punto di massima ipocrisia perché non è più ipocrisia: è consenso informato al proprio autoinganno.
Il mercato è diventato il pusher che ti vende la dose con l’etichetta: “nuoce gravemente alla salute”. E tu la guardi, annuisci, e la metti nel carrello.
Non c’è più seduzione. Non c’è più inganno. C’è solo la normalizzazione del danno come parte dell’esperienza d’acquisto.
Il sistema non nasconde nulla perché non teme nulla: ha capito che la verità non modifica il comportamento. La trasparenza è diventata un cosmetico. La consapevolezza, un accessorio.
Il consumatore maturo non vuole essere protetto: vuole essere complice.
E così il capitalismo senile funziona: ti avverte, tu ignori, e il ciclo continua. Una società che espone il veleno e continua a venderlo non è più malata: è rassegnata alla propria dipendenza.
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