“In quei giorni il serpente era il più astuto di tutti gli animali” . Nell’allegoria del serpente, la Genesi introduce la tentazione, l’inganno, lo scarico delle responsabilità e infine la scoperta di essere “nudi, impresentabili” .
Oggi quell’allegoria non è affatto superata. È semplicemente cambiato il serpente.
Non è più un animale astuto: è un sistema di segnali, notifiche, feed, opinioni precotte, indignazioni a tempo. È un rumore continuo che ci spinge a reagire invece che a capire. E ci espone a una nuova forma di nudità: non più quella davanti a un’autorità assoluta ma quella davanti alla nostra coscienza, quando ci accorgiamo di aver creduto, condiviso, amplificato senza verificare.

Ed è qui che entra in gioco un attore decisivo: gli addetti all’informazione.
Troppi amplificano il rumore di una parte o dell’altra senza chiedere, senza dubitare. E sì, lo sappiamo: alcuni pagano care le loro domande, la loro ostinazione nel verificare. Ma proprio per questo il loro ruolo è ancora più necessario.
Perché senza domande, senza dubbi, senza la fatica di distinguere il vero dal falso, il serpente moderno non deve nemmeno essere astuto. Gli basta essere presente.
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