Se vuoi la pace prepara la pace.


Tra le immagini delle manifestazioni di ieri in varie città italiane, una mi è rimasta impressa. Un semplice cartello bianco con una scritta nera, in italiano:

“Se vuoi la pace prepara la pace”

È difficile non leggerlo come una risposta al vecchio motto latino si vis pacem, para bellum, tornato di moda negli ultimi anni nel linguaggio di politici, militari e “uomini di cultura”.

È una logica che accompagna la nostra storia da millenni. Dalla pax romana alla più recente pax americana, la pace viene spesso presentata come il risultato della forza.

Eppure quel cartello suggerisce un’altra domanda: se da secoli prepariamo, e faccciamo, la guerra per ottenere la pace, perché non provare a preparare la pace per ottenere la pace?

Forse, nella sua disarmante semplicità, quello slogan contiene un piccolo salto logico che l’Occidente continua a rincorrere da oltre duemila anni. Non una formula magica, ma un cambio di prospettiva: considerare la pace non come il premio della guerra evitata, bensì come un’opera da costruire. Ogni giorno.

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