Ancora una volta, come due anni fa, il partito del presidente in carica è uscito sconfitto dalle urne. Molti leggono questo risultato come una conferma della capacità del sistema democratico statunitense di autoregolarsi. Non ne sono convinto.
Più che un meccanismo perfettamente funzionante, alcune democrazie occidentali assomigliano oggi a un’automobile che procede con difficoltà, oscillando continuamente tra destra e sinistra e rispondendo solo in parte ai comandi dello sterzo. Il rischio di finire fuori strada non può essere sottovalutato.
Dopo la sconfitta dei democratici guidati da Joe Biden avevamo sostenuto che il successo repubblicano fosse dovuto soprattutto alle debolezze del Partito Democratico: incapacità di esprimere una leadership credibile e autorevole e di proporre un programma percepito come realistico e convincente.
Oggi assistiamo a una dinamica analoga. Più che una travolgente vittoria democratica, il risultato appare come una sconfitta autoinflitta dal Partito Repubblicano, incapace di contenere le esternazioni e le irruenze del proprio leader e di valorizzare una classe dirigente all’altezza delle responsabilità di governo.
La stagione del leader che pretende di rappresentare tutto e tutti sembra ormai al tramonto. Gli elettori non chiedono un uomo (o una donna) solo al comando, ma una squadra competente, coesa e responsabile. Quando questa squadra manca, il consenso si dissolve rapidamente.
Il fenomeno non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche in Europa, e forse ancor più nelle realtà nazionali, osserviamo segnali analoghi. Le squadre di governo appaiono spesso più impegnate a tutelare la propria sopravvivenza politica e a non contraddire il leader di riferimento che ad attuare programmi capaci di migliorare concretamente la condizione dei cittadini.
Gli elettori fanno ciò che compete loro in una democrazia: esprimono il proprio dissenso verso chi ritengono non abbia tutelato adeguatamente i loro interessi. Tuttavia la semplice alternanza al potere non basta, da sola, a garantire la qualità della democrazia. Se ogni vittoria nasce soprattutto dagli errori dell’avversario e non dalla credibilità di una proposta politica e di una squadra di governo, il rischio è che il veicolo continui a sbandare, senza trovare realmente la strada.
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