E’ finalmente arrivato Godot?(*)

E’ questo il punto di discontinuità? La differenza sorprendente, e sostanziale, rispetto a quanto è avvenuto fino a cinquanta anni fa? Non siamo più noi a modellare la tecnologia per soddisfare i nostri bisogni, non siamo più noi a decidere ciò che ci serve. Ora è la tecnologia che ci suggerisce quali tra i nostri bisogni, materiali e esistenziali, è in grado di soddisfare. Non siamo più i soggetti, ricercatori affamati e industriosi, ma gli oggetti, sazi e passivi, a cui proporre stimoli sempre nuovi e sempre più alienanti. Certo, la tecnologia resta uno strumento fondamentale per lo sviluppo della scienza, ma solo per pochi conglomerati industriali, che aumentano le loro dimensioni e la loro influenza in modo esponenziale. Per i molti altri la tecnologia diventa sempre più spesso un veicolo per distribuire emozioni e “tecnofarmaci” capaci di esaltare o sedare i nostri istinti, per mantenerci distratti e acritici. E se non abbiamo più soldi per acquistarli non ci dobbiamo preoccupare. La macchina produttiva non si può fermare, “nessuno toglierà i sogni ai nostri figli”. Saranno impartite precise disposizioni a chi di dovere di fornirci il potere d’acquisto necessario. Almeno fino a quando potremo approvvigionarci di materie prime ed altre ricchezze da chi, per incapacità o altro, non è in grado di utilizzarle e difenderle. Ormai non aspettiamo più Godot; un suo sostituto si manifesta qua e la incitandoci ad agire ora, schiacciando il bottone; per realizzare i nostri sogni, il successo, la felicità. Perché continuare a cercare, a disegnare il nostro futuro quando qualcuno sa dove siamo, conosce i nostri desideri ed i nostri bisogni, ed è pronto a soddisfarli; ovviamente se scegliamo tra quelli che ci sono proposti. Attenzione! Godot non è ancora arrivato, e non ha sostituti. La commedia dell’assurdo continua…

(*) Aspettando Godot – Samuel Beckett -1952