Mettiamo in Azione l’Intelligenza …

La nostra o quella che qualcuno ci vuole affittare o vendere? Andiamo con ordine. Non possiamo certo illuderci di trarre vantaggio, noi, da una forma di intelligenza che non siamo in grado di comprendere e controllare. E’ questo il primo e più comune errore di valutazione, già dai tempi del pifferaio magico, che dovremmo smettere di compiere. Occorre rispettare, con rare eccezioni, un ordine cronologico indiscutibile: mettiamo in azione la nostra intelligenza prima, e poi quella che ci fornisce la tecnologia. Chiunque immagini di invertire l’ordine, ritenendo che potremo diventare più intelligenti grazie alla tecnologia, dimostra una scarsa considerazione di noi, come utenti e come umani. Potremo certo diventare più efficienti ed efficaci, ma non più intelligenti, anzi. Se non manterremo il diritto alla iniziativa ed al controllo sulla nostra vita e le nostre aspirazioni, ci trasformeremo sempre più in soggetti passivi ed alienati. Si, avete capito bene, in parte già lo siamo. Chiunque tenti di ingannarci su questo punto dovrebbe anche sapere che il vantaggio ottenuto mantenendoci acritici ed alienati è solo temporaneo. Il peccato originale, che costò agli umani l’uscita dal paradiso terrestre, fu forse quello di considerarsi migliori, come singoli o come gruppo, dei propri simili. Agli altri, proprio perché considerati meno buoni e/o più stupidi, tendiamo a negare il diritto di migliorarsi, a volte anche di esistere se non in quanto a noi utili. La regola del noi prima, a cui continuiamo a far riferimento, periodicamente con rinnovata determinazione, anche se può sembrarci naturale, è incompatibile con ogni reale speranza di crescita e di sviluppo sostenibile, cioè di salvezza. Qualcuno lo disse già all’anno zero, proponendo di unificare e condensare tutte le leggi in un unico principio universale, ma non fu capito. Ora abbiamo anche la conoscenza, e non più soltanto la fede, che potrebbe guidarci a compiere un vero cambiamento, ma è comunque necessario un nostro atto di volontà. Mettiamo in azione l’intelligenza?