Lo leggiamo sulle prime pagine di tutti i più importanti quotidiani: crollo storico del PIL a causa del coronavirus. Avevo già commentato nei mesi scorsi sulla prevedibilità dei dati che ora sono ufficialmente resi pubblici. Qui però vorrei segnalare un ulteriore aspetto relativo all’informazione e a chi la diffonde con frequenza da battito cardiaco.

Dunque, ieri abbiamo appreso dagli organi di informazione italiani, e non solo, che il PIL degli Stati Uniti ha avuto nel secondo trimestre un crollo storico del 32,9%.

Oggi apprendiamo che il PIL italiano si è contratto nel secondo trimestre del 12,4%! Crollo storico ed ugualmente drammatico. Però, molti avranno pensato, in confronto al crollo degli americani …

Quelli che sono andati oltre i titoli, se sono stati fortunati, hanno potuto appurare che la percentuale indicata per gli Stati Uniti è una valutazione su base annua. La contrazione del PIL del secondo trimestre (quarter) è stata in realtà del 9,5%.

fonte: Washington Post

A questo punto, confrontando grandezze e percentuali uniformi appare che la contrazione trimestrale del nostro PIL è stata ben maggiore di quella americana, oltre che dei principali paesi europei. Quante volte, per vari motivi, ci vengono comunicati dati e percentuali riferiti a grandezze non confrontabili. Inganno? Superficialità? Le informazioni non accurate ci creano un pregiudizio? Alla sensibilità ed esperienza di ciascuno le valutazioni nel merito.

Resta una domanda. Con le informazioni corrette, e un abbozzo di strategia, troveremmo forse maggiore consapevolezza e, finalmente, uno stimolo a rimboccarci le maniche?