Inarrestabile IA


Ieri, per la prima volta, un noto quotidiano statunitense mi ha proposto di usare la sua IA per “informarmi meglio e più velocemente”. Un esperimento, certo. Ma il segnale è chiaro.

L’informazione non viene più solo letta: viene mediata. E quando la mediazione passa da un algoritmo proprietario, il confine tra informazione, interpretazione e selezione diventa opaco.

Farò qualche prova, ma intravedo già scenari che meritano attenzione: – chi decide cosa è “rilevante”? – chi controlla i criteri con cui l’IA filtra, riassume, omette? – cosa succede quando la velocità sostituisce la verifica?

«In Italia questo fenomeno è ancora poco visibile. Non perché non stia arrivando, ma perché il nostro ecosistema digitale è più lento nell’adottare strumenti che cambiano il modo di informarsi.

I media Europei e italiani in particolare hanno modelli editoriali e tecnologici meno flessibili, e spesso meno risorse per integrare soluzioni proprietarie di IA. Il risultato è che ciò che negli Stati Uniti è già sperimentazione pubblica, da noi resta ancora in fase di osservazione.

Ma il punto non è quando arriverà: è come cambierà la relazione tra lettore, informazione e interpretazione. E vale la pena discuterne adesso, non quando sarà già diventato la norma.»

2 pensieri riguardo “Inarrestabile IA

Aggiungi il tuo

  1. Continuo a non capire come la maggior parte delle persone si senta in dovere di provare qualcosa di cui i limiti ed i rischi sono scritti nella liberatoria che occorre accettare per usarlo. Come se l’umanità non potesse più farne a meno. Non penso si debba parlarne prima che sia troppo tardi. Penso ci si debba disintossicare prima che sia troppo tardi. Che male c’è a parlare tra persone anziché chiedere ad una forma artificiale di gratificazione pseudo-culturale? L’IA è stata inventata con uno scopo (o meglio una famiglia di scopi) ben chiari. Usarla fuori contesto è come dire che gli oppiacei a fini ricreativi vanno provati e compresi prima di diventarne dipendenti. Se ho un bisogno specifico cui l’IA può portarmi un beneficio concreto, la uso. Altrimenti, la lascio lì. Perché provarla su un giornale se già di base si diffida del risultato? Non è altro che una pubblicità. Se tutti “cliccano” allora diventa la norma…ma solo come conseguenza delle scelte di chi ha seguito i consigli di Lucignolo ed ha cliccato anziché andare a scuola (o informarsi come si deve).

  2. «Luca, capisco l’invito alla prudenza. Ma c’è un punto che per me resta fermo: i problemi non si risolvono ignorandoli.

    L’IA nei media non è un giocattolo da evitare per saggezza personale. È un nuovo intermediario dell’informazione. Se fingi che non esista, non sparisce: lavora comunque — solo che lo fa senza che tu te ne accorga.

    Possiamo scegliere di non usarla. Non possiamo scegliere che gli altri non la usino. E quando un giornale mette un algoritmo tra il lettore e la realtà, il rischio non è provarlo: è lasciare che diventi normale senza averlo discusso.

    Io non cerco scorciatoie. Cerco di capire prima cosa sta cambiando. Perché ciò che non affronti, ti governa.»

    Chi mi conosce sa che sono un “rompi”. Ecco la risposta della IA di WP alla mia terza domanda. “I don’t have the details on that. Is there another topic you’d like to explore?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Sito con tecnologia WordPress.com.

Su ↑

Ethics of knowledge

Project Management and Ethics

Abeba Birhane

Anti-Cartesian rants, mainly...