Ieri, per la prima volta, un noto quotidiano statunitense mi ha proposto di usare la sua IA per “informarmi meglio e più velocemente”. Un esperimento, certo. Ma il segnale è chiaro.

L’informazione non viene più solo letta: viene mediata. E quando la mediazione passa da un algoritmo proprietario, il confine tra informazione, interpretazione e selezione diventa opaco.
Farò qualche prova, ma intravedo già scenari che meritano attenzione: – chi decide cosa è “rilevante”? – chi controlla i criteri con cui l’IA filtra, riassume, omette? – cosa succede quando la velocità sostituisce la verifica?
«In Italia questo fenomeno è ancora poco visibile. Non perché non stia arrivando, ma perché il nostro ecosistema digitale è più lento nell’adottare strumenti che cambiano il modo di informarsi.
I media Europei e italiani in particolare hanno modelli editoriali e tecnologici meno flessibili, e spesso meno risorse per integrare soluzioni proprietarie di IA. Il risultato è che ciò che negli Stati Uniti è già sperimentazione pubblica, da noi resta ancora in fase di osservazione.
Ma il punto non è quando arriverà: è come cambierà la relazione tra lettore, informazione e interpretazione. E vale la pena discuterne adesso, non quando sarà già diventato la norma.»
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