La follia del numero 9.


Non è solo la benzina a 1,999 euro. Da qualche tempo la nostra società dei consumi sembra aver sviluppato una vera ossessione per il numero 9. Ovunque ci giriamo troviamo prezzi che terminano con 99, 95, 90, 89 centesimi. Difficile ormai incontrare un cifra tonda.

Gli esperti di marketing li chiamano “prezzi civetta”. Mi hanno spiegato che servono a suggerire al consumatore l’idea di spendere meno: 1,99 appare più vicino a 1 che a 2, anche se la differenza reale è di un solo centesimo. Un piccolo artificio mentale che, moltiplicato milioni di volte, diventa una strategia commerciale consolidata.

Il messaggio sottinteso è ancora più curioso: comprare conviene perché si risparmia. E così nasce il paradosso della nostra epoca: più spendi, più risparmi. Una formula che, a forza di essere ripetuta, rischia di trasformare l’inganno in buon senso.

Non è la consueta lamentela di un vecchio brontolone davanti ai cambiamenti del mondo. È piuttosto la riflessione di un nonno che osserva con attenzione ciò che lo circonda e che vorrebbe aiutare la propria nipote adolescente a distinguere il valore delle cose dal modo in cui vengono presentate.

Perché il centesimo che manca non cambia il prezzo. Cambia soltanto il nostro modo di guardarlo. E forse educare significa proprio questo: imparare a vedere quel centesimo.

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