Come Cristoforo Colombo nel 1492, anche noi europei abbiamo creduto a lungo di sapere cosa fosse l’America. Per decenni vi abbiamo proiettato il nostro futuro: innovazione, libertà, tecnologia, mobilità sociale, frontiera, difesa.
Oggi però siamo costretti a guardarla con occhi diversi. Non per negarne i meriti, né per inseguire l’antiamericanismo di moda, ma per riconoscere una verità semplice: l’America reale non coincide con il mito che ci siamo costruiti.
I pronipoti dei cowboy non sono più il nostro ideale. Come non lo sono Wall Street, Hollywood, la Silicon Valley o Washington presi singolarmente. L’America è molto più complessa delle sue icone, delle sue campagne elettorali e delle sue improvvise derive.
Forse il punto è proprio questo: le Indie non erano l’America. E l’America non è mai stata le Indie che immaginavamo. Per cinquecento anni abbiamo continuato a confondere la scoperta con l’invenzione.
È tempo di riscoprire l’America. E, soprattutto, di smettere di cercare in essa ciò che dovremmo costruire noi in Europa. Siamo sicuri che i nostri decisori abbiano capito che quel mondo non è più il nostro modello di riferimento?
Riporto, di seguito, la sintesi del commento di Marco Marchini (mptg18@gmail.com):
“Quando si valuta l’America è importante non fermarsi alla dimensione politica. La sua capacità di mantenere un ruolo di primo piano deriva anche da un profondo tessuto produttivo, imprenditoriale e di ricerca. In modo analogo, anche in Italia esiste una parte vitale della società che continua a creare valore e sviluppo nonostante gli ostacoli posti da burocrazia e politica. La forza di un Paese risiede spesso nella sua struttura produttiva e civile non meno che nelle sue istituzioni.”
Che ve ne pare?