Come avete osato?


La questione, recentemente sollevata da una adolescente alla presenza dei potenti della terra, si riferisce all’attuale stato del mondo; è posta in termini perentori e merita non il premio Nobel ma qualche riflessione.  Anzitutto una sintetica rilettura, in particolare per i più giovani, sul modo in cui le classi dirigenti e la politica affrontarono queste problematiche a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Si, già allora alcune menti illuminate, i saggi di Voltaire, cominciarono a rendersi conto che la combinazione di sviluppo economico e tecnologico, avrebbe portato a situazioni potenzialmente pericolose per gli umani e per il pianeta che governano incontrastati.

Si parlava allora di Dilemmi dell’Umanità e per cercare di sensibilizzare la pubblica opinione e le classi dirigenti furono pubblicati e diffusi vari studi e scritti al riguardo:

I Limiti dello Sviluppo*

lo studio fu elaborato nel 1972 dai ricercatori del MIT per conto del Club di Roma presieduto da Aurelio Peccei. Furono costruiti dei modelli matematici e, con le modeste capacità di calcolo del tempo, proposti degli scenari in cui si analizzava l’andamento, fino al 2100, di alcune grandezze significative del sistema mondiale: la popolazione, le risorse naturali, l’inquinamento, etc. Ai tempi, in piena crisi petrolifera, suscitò grande interesse ed innumerevoli dibattiti per tutto il decennio successivo. In pratica non venne considerato se non a livello accademico. Lo stesso Aurelio Peccei nella prefazione all’ottava edizione dello studio, pubblicata nel 1983, scrisse: “Sono passati più di dieci anni dalla presentazione del primo rapporto al Club di Roma…. Rileggendo quelle righe mi sono reso ancor più pienamente conto di quanto ottuso, meschino e negativo sia stato il governo delle umane cose in tutti questi anni. Problemi estremamente seri che già avevano investito il mondo intero, sono rimasti negletti, e l’importanza di altri non meno preoccupanti, che si vedevano sorgere, è stata incredibilmente minimizzata”

Non ricordo se ci furono per lui, allora, candidature al premio Nobel.

Fig. 42 Andamento delle grandezze più significative del sistema mondiale per una disponibilità illimitata di risorse naturali.. *

Negli anni successivi, con una vigorosa ripresa economica in atto, alcuni degli scenari proposti dall’ambizioso modello del MIT, letti con un approccio deterministico, risultarono imprecisi “all’apparir del vero” (ad esempio l’esaurimento delle risorse energetiche (petrolio) previsto agli inizi del terzo millennio). Anche per questo motivo l’intero studio fu considerato inattendibile e, con sollievo di tutti, archiviato. Sacrificato, sull’altare della crescita continua e del marketing tecnologico. In realtà il modello ipotizzava anche cosa sarebbe potuto accadere in caso di disponibilità di risorse superiori al previsto. I risultati sono sintetizzati nella (Fig.42) che mostra una crescita esponenziale dell’inquinamento.

Continua…

*I LIMITI DELLO SVILUPPO rapporto del System Dynamic Group (MIT) Biblioteca EST MONDADORI 1972 – 1983

Un commento

  1. Temo che finché così tante persone saranno interessate ai risultati di fine mese come priorità 1, 2 e 3, tutti questi discorsi saranno trovati interessanti ma non pertinenti, in quanto non hanno nessun impatto sul brevissimo periodo.
    La voglia di avere tutto e subito penso sia la vera causa di questi fenomeni. Le generazioni Y e Z sono cresciute così ed il fenomeno si sta amplificando (aggravando?) per coloro che sono ancora in età scolare.
    Domani è troppo lontano, si perde il gusto dell’attesa e ci si aspetta di avere il regalo del compleanno e di Natale tutti i giorni, adesso. Come chiedere agli azionisti di aspettare la realizzazione di un piano industriale prima di vedersi pagare i dividendi? Come potrebbero scegliere di investire in un progetto o un’idea, quando la sola cosa in cui credono è la massimizzazione del loro profitto…. oggi? Fa niente se per farlo danneggiamo o anche distruggiamo l’oggetto del nostro investimento… domani investiremo altrove. Sempre più utilizziamo logiche “virali” (nell’accezione biologica, non del marketing) per il nostro “sviluppo”. Speriamo che qualcuno scopra presto la “penicillina”!

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